LA FOTOGRAFIA NELL'ARTE MODERNA
di Sergio Beccaria
Oggi l’arte è sempre più una contaminazione di generi, di stili, di tecniche.
Ciò che caratterizza l’arte contemporanea è proprio la sua straordinaria varietà di forme espressive. Alcuni autori recuperano e reinventano tecniche legate ad arti antiche, un tempo considerate “minori” (come il ricamo, l’arte vetraria, la calligrafia); altri utilizzano materiali “poveri” (come i rifiuti riciclati) oppure insoliti e moderni (come la plastica e le fibre sintetiche); molti si avvalgono di tecnologie altamente sofisticate (stampe laser su tela, videoproiezioni, immagini digitali ad alta definizione, ecc.), altri ancora puntano sulla gestualità del corpo e sulle azioni sceniche (performance); infine ci sono artisti che realizzano installazioni, cioè veri e propri ambienti studiati minuziosamente in ogni dettaglio (dall’arredamento all’illuminazione), che ricordano certe scenografie teatrali o certi set cinematografici. L’uso di mezzi espressivi così eterogenei (spesso impiegati simultaneamente) ha portato al progressivo abbattimento delle barriere esistenti fra pittura, scultura, grafica, design, fotografia, cinema, teatro e danza, in favore di un’arte senza confini e senza etichette, aperta a qualunque suggestione.
Uno dei mezzi con cui gli artisti contemporanei si sono confrontati più spesso è il mezzo fotografico, che – come scrive Angela Vettese – ha fatto “prepotentemente irruzione nel campo della pittura dapprima sotto la forma di collage e poi in molti modi diversi”.
Alcuni artisti hanno usato la pittura per sfidare la fotografia (i pittori iperrealisti americani e europei, per esempio, hanno riprodotto paesaggi o persone con una tecnica così dettagliata e pignola da rendere difficile distinguere, davanti a una loro opera, se si tratti di pittura o di fotografia). C’è anche chi ha tentato il contrario. Spesso i fotografi hanno reso omaggio alla grande pittura del passato. David Hockney, invece, attraverso un affascinante collage di polaroid scattate a uno stesso soggetto da altezze e angolazioni diverse, si è ispirato a Picasso e ha introdotto il cubismo in fotografia.
Fra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta anche gli artisti della Land-Art e della Body-Art si sono avvalsi della fotografia, ma come semplice strumento di documentazione. Le opere di questi artisti avevano una durata limitata nel tempo (una performance può durare pochissimi minuti oppure il tempo di una rappresentazione teatrale) o si trasformavano con il passare del tempo (gli interventi dei land-artist sul paesaggio sono mutevoli: interagendo con la natura, la modificano e vengono a loro volta modificati da essa). Era, quindi, necessario ricorrere a un mezzo che potesse lasciare una testimonianza visiva di quanto era accaduto o era stato realizzato: da qui il ricorso al mezzo fotografico. Esistono ancora oggi fotografie che documentano azioni sceniche avvenute più di trent’anni fa o che ci mostrano i cambiamenti subiti nel corso degli anni dagli interventi sul paesaggio di più lunga durata. E’ chiaro che queste fotografie – anche se talvolta vengono commercializzate – non possono essere considerate opere d’arte a sé: sono solo tracce, memoria di opere di cui, altrimenti, non avremmo alcuna testimonianza visiva.
Vi sono, però, documentazioni fotografiche che, per volontà dell’artista, assumono un valore artistico proprio: certe performance realizzate con costumi, scenografie e illuminazioni molto studiate, simili a quelle dei set cinematografici (come i travestimenti di Luigi Ontani o le performance di modelle di Vanessa Beecroft) vengono fotografate da professionisti o dagli artisti stessi e il loro valore estetico è superiore a quello della mera testimonianza.
Altri artisti hanno tratto ispirazione dai manifesti pubblicitari e dal linguaggio dei mass-media: soprattutto gli artisti “pop” americani, come Warhol (che ha fatto della Coca-Cola, della zuppa Campbell e dei volti delle star che appaiono sui rotocalchi le massime icone della società dei consumi ), e gli artisti europei del “Nouveau Réalisme, come Mimmo Rotella (che ha visto nelle locandine cinematografiche lacerate una nuova forma di estetica), ma anche un’artista concettuale e raffinata come Barbara Kruger, che ha usato le stesse tecniche dei messaggi promozionali per mostrarci e denunciare i meccanismi che regolano la pubblicità, mezzo di comunicazione trasformatosi in mezzo di controllo di massa.
Ci sono, infine, autori che hanno usato la fotografia combinata a tecniche artistiche diverse per dare vita a opere complesse, in cui la fotografia convive con la pittura, la grafica, il ricamo, la calligrafia… Alcuni esempi significativi:
- le grandi tele emulsionate di Rauschenberg (e, più recentemente, di Anselm Kiefer), in cui fotografia e pittura si mischiano a oggetti reali, presi dalla quotidianità (o – nel caso di Kiefer – dalla natura);
- le serigrafie di Andy Warhol (che interviene sui ritratti fotografici dei personaggi famosi, alterandone i colori e riproponendoli in serie, con una tecnica ripetitiva simile a quella della pubblicità);
- gli autoritratti di Gilbert & George, simili a enormi cartelloni pubblicitari o a coloratissime vetrate pop;
- i ritratti a forma di mosaico che Chuck Close realizza partendo da gigantografie fotografiche che poi ridipinge interamente;
- i ghirigori grotteschi e inquietanti con cui Arnulf Rainer violenta le proprie fotografie;
- le riproduzioni su tela (con stampa laser) di volti di dive del passato su cui il bresciano Francesco Vezzoli ricama lacrime o rivoli di sangue;
- l’elegantissima calligrafia persiana con cui Shirin Neshat ricopre i volti, le mani e i piedi delle donne iraniane fotografate, dando l’impressione che esse siano davvero tatuate, mentre si tratta di un effetto trompe-l’oeil.
Sergio Beccaria
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FOTOGRAFIA COME DOCUMENTAZIONE: LAND ART e BODY ART
Smithson, Walter De Maria: l’artista modifica il paesaggio (naturale o urbano) e la fotografia lo documenta |
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Günter Brus, Gina Pane: l’artista usa il proprio corpo in azioni sceniche scioccanti, al limite del masochismo |
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OLTRE LA MERA DOCUMENTAZIONE
Luigi Ontani: l’artista si traveste da opera d’arte, fra narcisismo e ironia
Vanessa Beecroft: performance di modelle immobili come sculture viventi |
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L’ARTE GIOCA CON LA PUBBLICITA’
Barbara Kruger: usare lo stesso linguaggio della pubblicità per smascherare i meccanismi che la regolano
Jeff Koons: la ricerca del piacere e l’esaltazione di un mondo di bellezza patinata
Mimmo Rotella: décollage: manifesti pubblicitari strappati e riassemblati su tela (la “pelle dei muri”)
Andy Warhol: serigrafie di personaggi famosi: anche le immagini sono oggetti di consumo |
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INTERVENTI SULLA FOTOGRAFIA
Gilbert & George: mitizzare sé stessi in gigantografie simili a cartelloni pubblicitari o a vetrate pop
Chuck Close: la pittura si sovrappone alla fotografia ricoprendola di un mosaico di tessere colorate |
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Arnulf Rainer: fotografia e gesto: il segno grafico violenta la fotografia
Rauschenberg, Kiefer: tele emulsionate che combinano fotografia, pittura e oggetti reali
Francesco Vezzoli: fotografia e ricamo, malinconia e glamour |
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Shirin Neshat: fotografia e calligrafia: uno sguardo femminile sulle contraddizioni del mondo islamico |
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LA PITTURA SFIDA LA FOTOGRAFIA: L’IPERREALISMO
Richard Estes: scorci di paesaggi urbani: non conta il soggetto, ma la tecnica pittorica
Gerard Richter: riprodurre con la pittura la tecnica del mosso e la sfocatura tipiche della fotografia |
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LA FOTOGRAFIA SFIDA LA PITTURA
David Hockney: ritratti cubisti realizzati con collage di polaroid |
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