"Questo sito vuole essere niente di più che un mio piccolo sfogo contro coloro che, avendone il potere, hanno invece omesso di attribuire alla Fotografia il suo giusto ruolo culturale; contro coloro, quindi, che nelle scuole, sui giornali ed in televisione hanno impedito ed impediscono ai giovani di avere coscienza che, con la Fotografia, si può fare qualcosa di più importante e soddisfacente dei calendari zeppi di attrici ed attricette più o meno svestite, oppure dei cartelloni o delle riviste che ogni giorno, tante volte al giorno, ci subissano di inutili messaggi pubblicitari.
Ringrazio chi vorrà andare avanti nella lettura e magari scrivermi."
Fabio Majone
DISCORSO SULLA FOTOGRAFIA
FOTOGRAFIA E ARTE
Siamo qui per parlare di Fotografia, quella con la F maiuscola, come dicono molti fotoamatori convintissimi che la fotografia sia Arte. Io non so dirvi se veramente la fotografia sia arte, per la semplicissima ragione che, per quanto abbia indagato l'argomento, ancora oggi non so dare una definizione sicura e valida per tutti dell'Arte; mi consola, peraltro, di essere in buona compagnia, visto che nel corso dei secoli la storia del pensiero dell'Uomo, la filosofia, ha collezionato un numero incredibile di teorie dell'Estetica ed ogni volta ciascun filosofo ha creduto, con la sua ipotesi, di aver detto la parola definitiva in materia!
Una cosa però è certa. La fotografia, dal punto di vista della tecnica, è infinitamente più semplice e facile di molte altre forme d'espressione del genio umano, come ad es. la pittura, la scultura, la musica: per diplomarsi al Conservatorio occorrono almeno dieci anni di studio del pianoforte e certamente nessuno, per il semplice fatto di essere diplomato, potrebbe pretendere di essere un grande pianista! Per imparare a scattare fotografie ben esposte e tecnicamente corrette, invece, basta molto poco, persino la serie di lezioni offertevi dal locale Fotoclub , ed anche di meno. Se poi avete scelto di usare uno degli apparecchi reflex dell'ultima generazione, di quelli che i giapponesi si divertono a riempire di pulsanti e bottoncini allo scopo di rendere la fotografia accessibile a chiunque, beh, allora si può dire che dopo la lettura del libretto di istruzioni avrete ben poche possibilità di sbagliare uno scatto (anche se magari dai successi della vostra reflex non ricaverete alcun piacere e soddisfazione personale).
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MURALES
Fotografie di Fabio Maione
La fotografia,
dal punto di vista
della tecnica,
è infinitamente
più semplice e facile
di molte altre
forme d'espressione
del genio umano.
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IL RUOLO DELLA FOTOGRAFIA
Questa scarsa difficoltà della fotografia ha sì consentito a milioni di persone nel mondo di realizzare immagini corrette ed ineccepibili, ma ha costituito e costituisce tuttora anche il suo grande limite, il sorgere di equivoci e polemiche sulle sue possibilità artistiche, la confusione sul suo ruolo. Non vi è dubbio, infatti, che una cosa sia la fotografia realizzata per schedare un detenuto o quella da incollare sulla patente, altra quella utilizzata per costruire un circuito elettronico prestampato, altra ancora quella scattata per ricordare il compleanno del proprio bambino o per documentare un'alluvione ed i disastri conseguenti, altra, infine, quella realizzata da un fotografo desideroso di rappresentare la meraviglia e la commozione provata nell'ammirare un paesaggio innevato o l'orrore durante una guerra.
La fotografia, è stato detto, è una femmina, di quelle, purtroppo, che vanno con tutti. Non ha un suo ruolo ben definito, serve a molte cose, forse troppe.
La Fotografia con la "F" maiuscola è, quindi, solo una delle tante maniere di fare fotografia, quella che pretende, o meglio pretenderebbero i fotografi che la cercano, di trascendere e superare i ruoli ritenuti, a torto o a ragione, meno nobili ed importanti. Con la medesima penna, del resto, si può scrivere un romanzo, ma anche un semplice conto della spesa! |

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MANIFESTI
Fotografie di Fabio Maione
La fotografia,
è stato detto,
è una femmina,
di quelle, purtroppo,
che vanno con tutti. |
L'INFEDELTA' DELLA FOTOGRAFIA
In passato, peraltro, v'è stato chi ha voluto dare un gran peso ai limiti posti alla fantasia ed al genio dell'artista dal meccanicismo del mezzo fotografico; con un mal celato disprezzo si è sottolineato che il fotografo è necessariamente vincolato nella ripresa del soggetto fotografato, rispetto al quale ha soltanto una minima possibilità di intervento creativo, non potendo rimuovere o spostare o ridimensionare, ad esempio, particolari antiestetici; la storia e la pratica della fotografia hanno fatto pulizia di questi preconcetti, nati probabilmente da una scarsa conoscenza del mezzo fotografico e dal pregiudizio, sorto sin da subito, che esso si limiti ad una obbiettiva, ma fredda, riproduzione della realtà. Nulla di più falso. Se la fotografia è femmina, è una femmina infedele, facile mezzo per realizzare inganni, voluti o no. Per quanto, infatti, la tecnica della fotografia sia alla portata di tutti essa offre pur sempre sufficienti strumenti e forme espressive per consentire ad ognuno di dare una propria personale, soggettiva interpretazione dell'oggetto ripreso: l'uso delle diverse focali, grandangolari o teleobbiettivi, di diversi angoli di ripresa, la possibilità di dosare la luce con il diaframma e di dare o meno rilevanza al movimento mediante un accorto uso dell'otturatore, la scelta di films dalle diverse caratteristiche, sono soltanto alcuni degli elementi sintattici tipici del linguaggio fotografico che, se sapientemente sfruttati, consentono già ad ognuno di noi di tentare un approccio diversificato ed originale col soggetto sul quale abbiamo puntato la nostra attenzione.
Naturalmente, anche in fotografia la conoscenza profonda della tecnica si traduce quasi sempre in una accresciuta consapevolezza delle possibilità espressive del mezzo fotografico e, in definitiva, in una maggiore libertà di linguaggio, il che gli consente, ovviamente, di poter esprimere tanto il vero quanto il falso. A volte è sufficiente usare un potente teleobbiettivo, ad esempio, per far sembrare vicinissime, grazie allo schiacciamento dei piani tipico di quell'ottica, due auto di F.1 che in realtà non lo sono; oppure scegliere una grandangolare spinto ed un particolare punto di ripresa per far apparire l'interno di un'automobile da pubblicizzare più ampio di quanto invece non sia.
Personalmente, molti anni fa a Bologna ho esposto in una galleria una mostra dal titolo "L'altra faccia del reale" in cui ogni fotografia rappresentava un dettaglio di oggetti comuni, quali caldaie, cancelli, porte, ma che nulla lasciava trapelare della vera identità dei soggetti, dando invece la semplice impressione di composizioni astratte formate da segni, linee e macchie di colore. |
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Se la fotografia è femmina,
è una femmina infedele,
facile mezzo per
realizzare inganni,
voluti o no... |
LA COSTRUZIONE DELL'IMMAGINE
Se frequenterete il mondo dei fotoamatori, tuttavia, vi renderete ben presto conto che gran parte delle opere che vi saranno presentate in visione vi lasceranno delusi; e ciò non tanto per manchevolezze tecniche, quanto piuttosto per la povertà delle idee, per la trascuratezza nella realizzazione, per l'inesistenza di un messaggio. Non v'è ragione, però, per accusare od incolpare il linguaggio fotografico. Come accade in ogni forma di comunicazione, la conoscenza del linguaggio non equivale alla profondità e ricchezza del messaggio trasmesso; quest'ultimo dipende soltanto da noi. Le vostre fotografie, una volta che avrete imparato a realizzarle con una tecnica accettabile, saranno nulla di più che l'espressione di quel che voi siete, della vostra cultura, della vostra curiosità verso il mondo, della vostra capacità di analizzare e di vedere ciò che vi circonda e che vi interessa.
Ciò significa che in realtà non esiste un metodo di composizione dell'immagine che possa valere per tutti! Le cosiddette "regole" compositive canonizzate in troppe pubblicazioni per fotoamatori, la cui lettura fortemente vi sconsiglio, non sono altro che dei vani tentativi per incasellare la vostra creatività ed intelligenza. Dire che la focale intorno ai 90 mm. sia ideale per il ritratto, che l'orizzonte deve essere posto a due terzi o ad un terzo dell'immagine osservata nel mirino, che i bambini devono essere fotografati abbassandosi alla loro altezza, ed altre amenità di questo genere significa non avere capito che anche la fotografia, come altre forme di espressione, pretende la sua libertà e che la fantasia non può essere imbrigliata; così, puntualmente, chi si sia preso la briga di sfogliare libri di immagini riprese da grandi fotografi (queste sono letture che invece consiglio vivamente) si è reso ben presto conto che quelle regole tanto decantate vengono molto spesso disattese e, ciò nonostante, con risultati mirabili! Non dirò nulla, pertanto, sulle cosiddette regole compositive, perché non ne vale la pena. |

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MANIFESTI
Fotografie di Fabio Maione
Le vostre fotografie,
una volta che
avrete imparato a
realizzarle con
una tecnica accettabile,
saranno nulla di più
che l'espressione
di quel che voi siete |
UN METODO PER FOTOGRAFARE
Qualcosa, invece, voglio suggerirvi circa la costruzione di un'immagine, intesa come ricerca di un metodo per arrivare al risultato prefissato. Sono convinto per l'esperienza che ho accumulato, scattando personalmente ed osservando quanto realizzato dagli altri, che lo scatto fortunato certamente esiste, ma è molto raro. Il più delle volte, invece, la fotografia la si costruisce prima dello scatto; questo è evidente, e praticato tutti i giorni, dai professionisti, soprattutto da quelli che lavorano in studio con l'aiuto della luce artificiale, ove nulla, nemmeno le gocce di rugiada (finta) su un frutto sono lasciate al caso. Ma anche il reportage in esterno, sia che riguardi un matrimonio o un servizio turistico in paesi esotici, è attentamente programmato dal professionista, nella scelta degli obbiettivi, delle pellicole, nello studio dei luoghi e dei punti più adatti per la ripresa, della luce tipica della zona e così via. Così penso debba fare anche chi fotografa per semplice divertimento e passatempo, soprattutto se ha velleità artistiche: uscire senza meta e senza scopo in compagnia per fare "quattro foto" può essere divertente, ma di rado porta a risultati soddisfacenti; è necessario, invece, interrogarsi dentro, cercare di capire anzitutto perché abbiamo scelto di fotografare e non, ad esempio, di filmare o di scrivere. Dobbiamo sentire col cuore cosa ci ha colpito e ci interessa comunicare con la fotografia, magari anche soltanto a noi stessi. Così se siamo ad es. appassionati di nuoto, desidereremo ovviamente immortalarne gli aspetti; bene, allora dovremo sforzarci di conoscere il più possibile le varie discipline natatorie, i momenti più rappresentativi, entrare in contatto con gli atleti, cercarne di far capire la tensione che essi vivono prima della gara, i momenti di gioia e di delusione al termine di essa e dovremo anche scegliere, in relazione a tutto ciò i punti di ripresa più idonei, le pellicole giuste, gli obbiettivi adatti e così via.
Se sceglieremo un approccio di questo tipo, sia che ci si rivolga a temi socialmente più impegnati come un reportage sulla vita degli immigrati di colore nel bresciano, sia che si ponga la nostra attenzione sul paesaggio gardesano, i risultati saranno certamente più interessanti ed il discorso vale per ognuno di noi, qualsiasi sia stata la nostra personale risposta alle domande che prima vi ricordavo: ciò che più conta, infatti, per la costruzione di un'immagine o di un complesso di immagini, è il nostro sforzo intellettivo; quando avremo capito qual è il nostro genere (e nel corso della vita ovviamente si cercherà sempre di rinnovarsi), quando un certa situazione ci avrà affascinato e catturato la mente e il cuore, allora dovremo mettere tutta la nostra capacità tecnica al servizio della nostra idea e sforzarci di rappresentarla al meglio affinché gli altri possano comprenderla e diventarne partecipi. |

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PAESAGGI URBANI
Fotografie di Fabio Maione
...ciò che più conta,
infatti,
per la costruzione di un'immagine o
di un complesso di immagini,
è
il nostro sforzo intellettivo... |
CONCLUSIONE
Come dicevo all'inizio non so dirvi se la fotografia sia un'arte o meno; posso però assicurarvi che attraverso la fotografia, intesa come forma di espressione del nostro io, ci si può migliorare, si può imparare a guardare ciò che ci circonda con un occhio più attento e critico, si possono scoprire aspetti della natura e dell'ambiente in cui viviamo di cui prima neppure ci eravamo accorti, si possono stringere amicizie, conoscere idee nuove, ci si può persino divertire.
Non mi resta, dunque, che augurarvi in questo cammino di conoscenza, attraverso la macchina fotografica, di voi stessi e del mondo che vi circonda di incontrare una "buona luce". Come altri vi avranno già detto, in fotografia la luce è fondamentale, al di là di ogni buon proposito! |


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NOTE SULL'AUTORE
Sono nato nel novembre del 1951 a Roma ed ho iniziato a fotografare con una Pentax Spotmatic nel 1969, anno in cui mi sono iscritto al Fotoclub di Pesaro, del quale sono stato segretario. Nei primi anni Settanta ho partecipato con soddisfazione a parecchi concorsi fotografici Fiaf; ben presto, tuttavia, mi sono reso conto che il genere che prediligevo, la ricerca formale e l'astratto, non incontrava il gusto delle giurie dell'epoca, tanto che ottenevo premi solamente con quelle opere (elaborazioni e fotografia sportiva) che mi interessavano meno. Ho quindi ritenuto opportuno andare avanti per la mia strada, abbandonando il mondo della Fiaf, pur continuando a frequentare molti amici fotoamatori. In questo periodo ho esposto fotografie a colori in molte mostre, collettive e personali, sia in Italia che all'estero, ma comunque collegate all'ambiente pittorico più che a quello fotografico. Ricordo con particolare orgoglio la personale alla "Galleria 2000 - Il sagittario" di Bologna, in cui sono stato incoraggiato da Nino Migliori. La mia ricerca principale, in quegli anni, era mostrare "l'altra faccia del reale", riprendendo cioè dettagli di oggetti d'uso comune od addirittura abbandonati, ricavandone composizioni astratte.
Ho sempre curato di comunicare quel che sentivo attraverso una serie di immagini piuttosto che con una sola fotografia e risalgono quindi a quel periodo le serie delle "Ruggini", i "Riflessi", i "Muri", i "Legni" che in parte troverete in questa mostra. Successivamente, nel 1979 e sino al 1989 ho vissuto per ragioni di lavoro in Trentino e purtroppo da allora ho avuto sempre meno tempo da dedicare alla fotografia. In quegli anni, peraltro, ho praticato l'escursionismo in montagna, sia a piedi che con gli sci, ed ho raccolto un ricco archivio di diapositive di paesaggio.
Sempre per ragioni di lavoro mi sono poi spostato, nel 1989, a Salò, mentre dal 1996 lavoro a Brescia.
Dal 1994 ho iniziato a ripercorrere tematiche che mi avevano in passato affascinato, ma che la tecnologia di allora non mi aveva permesso di affrontare con i risultati voluti; ciò grazie al personal computer. Sono stato, infatti, tra i primi a credere in questo mezzo (la rivista Reflex mi ha dedicato varie pagine nel fascicolo 6/1995), soprattutto per le sue possibilità creative, in particolare per quanto riguarda i fotomontaggi a colori.
Ultimamente fotografo quasi esclusivamente in bianco nero, dedicandomi sia al reportage che al paesaggio di montagna. |
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